Dopo aver passato la metà del ponte eravamo già a tutti gli effetti in Nord Corea. C'erano delle persone direttamente sotto il ponte che lavoravano. Ci salutarono con un gesto e noi ricambiammo il saluto. Eravamo sorpresi nel vedere che era concesso loro stare così vicino al confine. Raggiungemmo poi l'altro lato del ponte, dove c'erano alcuni soldati.
Questa è una foto del ponte dal lato coreano che ho trovato su internet:
Dopo una svolta a sinistra, il percorso continuava ad essere sorvegliato da militari, fino ad arrivare alla stazione di Tumangan. C'erano diversi binari, ma erano deserti, e ci fermammo un po' prima della stazione vera e propria, mentre i militari salirono sui due vagoni.
Il nostro vagone fu scollegato dall'altro e trasportato verso le strutture adibite alla modifica dello scartamento (che in Nord Corea era, come in Europa, di 1435 mm), che si trovavano sul lato nord della stazione. Durante i lavori un militare diede una prima occhiata ai passeggeri del nostro vagone, e rimase sorpreso nel vedere noi due: dalla sua espressione stava probabilmente pensando "Uhm...e questi? Cosa faccio adesso?". Di certo non si aspettava di incontrare cittadini non coreani...
Arrivò poi un altro militare, una donna, che chiese di vedere i nostri passaporti. Li guardò in maniera superficiale e ce li restituì subito. Nel frattempo altri militari correvano avanti e indietro per il corridoio della carrozza. Poco più tardi arrivò un minibus (mi sembra un Toyota), dal quale uscirono ancora altri militari, forse quattro o cinque, che scesero sul binario e raggiunsero il nostro vagone. Erano stati chiamati apposta per noi? Entrarono nel nostro scompartimento e salutai con "Zdravstvujte" e anche uno di loro mi rispose in russo. Un militare si sedette sul mio letto e un altro sul letto di Oliver, chiedendoci se parlavamo inglese.
Almeno non ci sarebbero stati problemi di comunicazione. Altri due stavano in piedi alla porta, con uno dei due con la divisa zeppa di medaglie. Il militare che parlava russo si presentò come il generale, e in quel momento decisi di fare pratica con quel poco di coreano che avevo imparato e dissi "annyonghaseyo", e lui di risposta mi sorrise.
Ci chiesero di mostrare i passaporti, e controllarono accuratamente i visti chiedendo la nostra destinazione e il motivo del nostro viaggio (rispondei indicando la parola coreana accanto alle parole "purpose of entry" sui nostri visti). Ci chiesero la nostra nazionalità, ma sembrava ci fossero dei problemi nel far capire loro il paese da cui venivo. Non sapevo come dire "Austria" in coreano, e sembrava che non capissero l'equivalente russo "Avstrija". Così disegnai uno schizzo dell'Europa e spiegai che "Avstrija" era "nedaleko" ("vicino" in russo) alla "Germanija". Rimasero con noi un po', e ci chiesero che lavoro facevamo, cosa sapevamo della Corea del Nord, come i media parlavano della Nord Corea, che opinione avevamo degli Stati Uniti, se c'eravamo stati, cosa pensavamo di Kim Jong Il, etc...ovviamente le nostre risposte furono molto diplomatiche.
Alla fine della nostra conversazione timbrarono finalmente i passaporti!
Ora eravamo ufficialmente riusciti ad entrare in Corea del Nord attraverso Tumangan. Per noi questo timbro era come un trofeo e probabilmente non tutti avrebbero capito il significato che aveva per noi e il motivo per cui avevamo corso tutti quei rischi per ottenerlo. Parenti e amici mi considerano un pazzo!
Entrò poi un agente doganiere, che ci consegnò un modulo dichiarativo, in inglese, e ci fece aprire i nostri zaini e mostrare tutto ciò che c'era dentro. La compilazione del modulo fu un po' a caso, perché certe cose le scrivevamo in risposta alle domande, altri oggetti li mettevamo perché ce lo chiedeva l'agente, che addirittura scrisse di suo pugno cose in coreano sul modulo. Era molto interessato ai nostri libri, ma non avevamo nulla di preoccupante: un libro di orari della RZD, una guida sulle ferrovie russe...anche le nostre fotocamere, il mio laptop e le chiavette usb attirarono la sua attenzione.
E ovviamente, i cellulari! Dato che erano vietati in Nord Corea, ci venne detto che sarebbero stati sigillati e avremmo potuto aprire la busta solo all'uscita dalla Nord Corea. La procedura fu piuttosto semplice: i doganieri chiesero se avevamo della carta (loro non ce l'avevano...) e diedi loro due fogli A4, che usarono per avvolgere i cellulari e che chiusero con del nastro adesivo sul quale apposero numerosi timbri.
Uno dei CD di Oliver fece storcere il naso ai doganieri, in quanto sulla copertina erano raffigurate delle donnine con pochi veli addosso. Chiesero se era un CD pornografico, ma bastò spiegare loro che conteneva solo musica. La dichiarazione era a questo completa, e ci venne detto di mostrarla all'uscita dalla Corea e che non dovevamo assolutamente smarrire nessuno degli oggetti segnati nella lista. Presero con sé i libri, il laptop, le fotocamere e le chiavette USB per farle esaminare da uno specialista.
Per via dei lunghi controlli, non ci eravamo nemmeno accorti che le procedure di modifica dello scartamento erano quasi finiti. Non ricordo con esattezza quanto tempo era passato a questo dal nostro arrivo a Tumangan, ma penso non meno di due o tre ore. Ora potevamo scendere dal vagone e compiere i primi passi in Corea del Nord! Le macchine per lo scartamento erano vecchie e in pessime condizioni, però in qualche modo funzionavano. Avevano una capacità di due vagoni alla volta.
Gli altri passeggeri erano andati verso la stazione, e il binario di carico sembrava essere ormai in disuso per quanto riguarda il caricamento di treni merci ed era adesso un marciapiede. Molte persone si muovevano a piedi, in bici o su monopattini. Dopo un po' tornò il minibus con i militari, e i capitreno ci avvisarono che sarebbero andati a pranzare e avrebbero chiuso a chiave le porte dei vagoni. Ci chiesero se volevamo unirci a loro, ma decidemmo di rimanere lì, anche se con il senno di poi avremmo forse fatto meglio ad andare con loro: di certo sarebbero stata un'esperienza indimenticabile.
E rimanemmo così, soli, fuori dal vagone alla stazione di Tumangan. Nessun militare, nessuna guida, nessun capotreno...nessuno che si preoccupava di noi. Eravamo molto sorpresi dinanzi a tanta libertà in Corea del Nord. Per chi non lo sapesse, i turisti possono viaggiare in Corea del Nord solo attraverso tour organizzati, con le guide che li aspettano all'arrivo alla stazione o all'aeroporto di Pyongyang. Anche per quelli che vogliono viaggiare in Nord Corea in maniera individuale sarà necessario organizzare il viaggio con agenzie accreditate coreane per poter essere seguiti da due guide e un autista personale. Non è permesso uscire dall'hotel senza le guide. Durante il soggiorno in Corea del Nord i turisti fanno diverse escursioni e visite a Pyongyang e altre regioni della Corea del Nord, ma tutto è programmato e non è possibile effettuare uscite fuori dal programma. Dopo l'arrivo a Pyongyang ci si muove solamente in macchina o in autobus prenotati. Non è possibile per i turisti servirsi del trasporto pubblico, a parte per due stazioni della metro di Pyongyang.
Eravamo seduti sul binario e osservavamo la situazione. Come ho già detto, tutti i binari erano vuoti e sembrava che fosse nullo il traffico di merci fra Russia e Corea. A sud della stazione c'era un campo di grano e alcuni lavoratori. Sentivamo anche della musica provenire dagli altoparlanti, forse musica di propaganda per motivarli? Decidemmo poi di girare un po' per la stazione, giusto per vedere se qualcuno ci avrebbe fermato...ma nulla. Passammo per il binario di carico e poi su una stradina accanto ai binari. C'era molto persone a piedi o in bicicletta, ci guardavano ma non dicevano una parola. Immaginavamo che non eravamo così strani per loro, visto che probabilmente vedevano spesso dei russi e magari pensavano che noi stessi fossimo russi. Ma i russi che arrivavano qui a Tumangan non passeggiavano così tranquillamente per la stazione come stavamo facendo noi, e dopo i controlli dell'immigrazione venivano portati subito ai resort sul mare a loro riservati...
Dopo un po' la strada incrociava i binari fino ad arrivare ad un obelisco con delle scritte e un ritratto di Kim Il Sung. Arrivammo all'edificio della stazione, dove c'erano altre persone sul binario, ma che non prestarono molta attenzione a noi.
La distanza tra le strutture di modifica allo scartamento e la stazione era di circa un km.
Quando arrivammo all'edificio principale della stazione fummo avvicinati da una donna che ci chiese, in russo, se volevamo dare un'occhiata al suo negozio all'interno. Era un negozio di souvenir dedicato ai turisti russi, e non resistetti alla tentazione di comprare un po' di cartoline vintage con saluti da Pyongyang. Arrivammo poi all'uscita della stazione varcammo la porta, senza che nessuno ci impedisse di compiere alcuni passi sulla strada principale di Tumangan. Non era asfaltata e sull'altro lato c'erano alcune case. Penso che avremmo potuto avventurarci ulteriormente nel villaggio, ma forse è stato meglio non rischiare ulteriormente...
Tornammo poi alla carrozza, ma non c'era ancora nessuno ed era ancora chiusa a chiave. Erano già le 15, e la posizione del sole era perfetta per scattare delle belle foto, ma le nostre fotocamere erano ancora all'ufficio doganale...dopo un po' tornò il famoso minibus che fece scendere i due capitreno che ci aprirono il vagone in modo tale da consentirci di mangiare qualcosa nel nostro scompartimento. Il minibus tornò dopo un'altra mezz'ora con i doganieri che ci restituirono le dichiarazioni doganali, ma non i nostri effetti, i quali, ci dissero, ci sarebbero stati consegnati appena il treno fosse pronto per la ripartenza. Dopo forse altri quindici minuti una locomotiva diesel, chiaramente cinese, si mosse verso la carrozza e la trasportò su un binario più vicino alla stazione. Decidemmo quindi di tornare verso l'edificio della stazione e magari provare a sollecitare la restituizione delle nostre cose.
Il treno domestico numero 7 da Pyongyang a Tumangan non era ancora arrivato, anche se secondo gli orari che avevamo consultato in Russia sarebbe dovuta arrivare alle 10:40, ma erano già le 16:30...e avremmo dovuto partire per Pyongyang alle 17:50. C'erano già dei passeggeri nella sala d'attesa che ci guardavano con occhi incuriositi: decidemmo di entrare per destare ancora più attenzione, ma non successe nulla di particolare, e continuarono semplicemente a osservarci mentre guardavamo l'orario appeso alla parete, che segnava due percorsi diversi: i treni numero 7 e 8 per Pyongyang (con partenza però segnata alle 17:00, e non alle 17:50) e un paio di treni con numeri sopra il 900, per una destinazione che non potevo capire. Erano presenti anche le tariffe, e ce n'erano due per ogni destinazioni, probabilmente a indicare classi diverse o biglietti per adulti e bambini. L'ordine di grandezza era comunque intorno ai 5000 won, se non ricordo male.
Tornati poi all'esterno, avvicinai un agente chiedendogli se parlava russo. Dopo una sua risposta affermativa, gli chiesi come raggiungere l'ufficio doganale e mi mandò verso il lato ovest della stazione, dicendomi che avrei potuto notare la targhetta della porta di ingresso segnata anche in russo. Arrivati lì, trovammo la porta chiusa a chiave, ma vedemmo di fianco una finestra aperta e una donna che lavorava al computer, con più in fondo i nostri zaini. Riuscimmo ad attirare la sua attenzione parlando un po' in russo e, anche se lei non lo capiva, chiamò un suo collega che cominciò a parlare con noi...in francese!
Di francese non sapevo una parola, ma per fortuna Oliver lo masticava abbastanza decentemente, tanto da poter spiegare la situazione e riuscire a farci entrare. L'impiegato fu molto simpatico e ci consegnò i nostri effetti chiedendoci di controllare che non mancasse niente, e così, in un contesto un po' buffo, uscimmo tra un "merci beacoup" e un "au revoir" dall'ufficio doganale di Tumangan, al confine fra Corea e Russia.
Era questa l'occasione per provare a fare delle foto, cercando di non dare troppo nell'occhio:
L'entrata della stazione con il classico ritratto di Kim Il Sung: da quel momento in poi, il Grande Leader sarebbe stato sempre con noi.
I binari:
L'obelisco di cui ho parlato in precedenza:
Il nostro vagone Mosca - Pyongyang fermo a Tumangan:
I treni merci abbandonati:
Alcune locomotive parcheggiate non lontano:
I binari vuoti in direzione Russia:
Le strutture adibite alla modifica dello scartamento.
Finalmente, alle 18:15, arrivò il nostro treno numero 7 da Pyongyang. Era sorprendentemente lungo:
Il vagone fu collegato alla locomotiva diesel cinese.
Mi dispiace per la brutta qualità delle foto, ma per la parte del viaggio in Nord Corea ho deciso di pubblicare anche le foto di qualità inferiore agli standard, se ritraggono qualcosa di interessante, per il fatto che immagini di questo angolo del mondo sono così rare che voglio mostrarne il più possibile.
La maggior parte dei vagoni era costituita da posti a sedere.
Il tramonto a Tumangan:
Durante i lavori di collegamento ci fu un problema con un vagone che trasportava dei bagagli, che rallentò le operazioni, per cui scendemmo nuovamente dal treno. Il sole era ormai tramontato e il binario era completamente all'oscurità, dato che non c'era nessun lampione.
Ripartimmo verso Pyongyang alle 20:00, con circa due ore di ritardo. Il treno sulle rotaie, raggiunti i 40 km/h, faceva un suono strano e sembrava che le giunzioni delle rotaie fossero troppo vicine l'una all'altra, e il risultato era un costante e frastornante "tatak-tatak" nonostante la bassa velocità, che ci accompagnò per tutta la buia notte: le uniche luci che si vedevano dalla finestra erano quella verso nord, oltre il fiume, ed erano quelli della Cina.
Questo era il programma, secondo la RZD, della restante parte del viaggio:
+-----------------------------------+-----------+-----------+----------+
| station | arrival | departure | train |
+-----------------------------------+-----------+-----------+----------+
| Tumangan | 10:19 | 17:50 | 8 |
| Radzhin | 19:47 | 20:12 | |
| Chhondzhin | 23:20 | 23:52 | |
| Kilju | 03:58 | 04:10 | |
| Chamchin | 12:04 | 12:28 | |
| Kovon | 14:20 | 14:41 | |
| Pyongyang | 21:25 | | |
+-----------------------------------+-----------+-----------+----------+
Ci sembrava strano che le fermate da lì a Pyongyang sarebbero state solo queste, e avremmo poi avuto ragione...decidemmo di dormire dopo due fermate, dato che la scena era sempre la stessa, con buio totale al di fuori.
Ad una fermata nel cuore della notte, fummo svegliati da un militare che aveva bussato alla porta del nostro scompartimento per chiedere di vedere i nostri passaporti. Nessuna sorpresa, visto che sapevamo che in Corea del Nord ci sono delle restrizioni per gli stessi cittadini coreani per viaggiare nel paese. Probabilmente avevamo passato il confine della zona speciale economica di Rajin-Songbon.
A questo link avevo trovato informazioni interessanti a riguardo della ferrovia tra Chasan e Tumangan. La linea in Russia tra Baranovskij e Chasan fu costruita tra il 1938 e il 1951, e il primo attraversamento del confine fu dato da un ponte di legno aperto nel 1952. Nel 1954, quando iniziò ufficialmente il traffico di merci, 4400 tonnellate vennero trasportate attraverso il confine, mentre il numero crebbe fino a 12'000 tonnellate nel 1955. Il ponte attuale venne aperto nel 1959. Il massimo traffico merci registrato lo si ebbe nel 1988 con 4,795 milioni di tonnellate trasportate, di cui 4,07 milioni dall'URSS verso la Corea, e 725'000 dalla Corea all'URSS. Questi numeri testimoniavano il supporto economico dell'URSS nei confronti della Corea del Nord e di come per via dei cambiamenti nella scena politica internazionale il commercio e scambio di merci, che era per la maggior parte in un'unica direzione, diminuirono di colpo:
1988 - 4,795 milioni
1990 - 3,526 milioni
1993 - 2,306 milioni
1994 - 761'000
1999 - 230'000
2002 - 68'000
Solo dopo il 2002 il numero ricominciò a crescere, con 106'00 tonnellate commerciate nel 2004. Le infrastrutture erano però troppo estese per uno scambio così risicato e vennero dunque ridotte, con l'eliminazione di alcuni binari a Chasan e fra Chasan e Baranovskij.
I primi treni passeggeri cominciarono a circolare nel 1958, quando 10'582 passeggeri attraversarono il confine. La stazione di Chasan che avevamo visto qualche giorno prima era stata costruita nel 1989 per sostenere un traffico fino a 500 passeggeri diretti oltreconfine al giorno, ma il traffico di passeggeri era, nel primo decennio del nuovo secolo, minore rispetto al passato. Nei primi sei mesi del 2005 il confine fu attraversato da 5'315 passeggeri.
La RZD aveva dei grandi progetti per questa linea di frontiera. Da un lato speravano che il confine fra Nord e Sud Corea potesse venire presto aperto per creare un collegamento di merci dalla Corea del Sud all'Europa attraverso la Russia, ma sapevano che questo non sarebbe accaduto in un futuro prossimo. Dall'altro lato RZD stava, in collaborazione con le ferrovie nordcoreane, lavorando al progetto della linea lunga 54 km da Tumangan al porto di Rajin, dove sarebbe stato costruito un nuovo terminal per container, dal quale RZD e i partner avrebbero poi creato un collegamento marittimo con Pusan, in Corea del Sud. Le cerimonie di apertura dei lavori avrebbero avuto luogo a Tumangan il 4 ottobre del 2008, solo due settimane dopo il nostro passaggio...
Eravamo in Corea, eravamo in Corea! Avevamo poi ricevuto una mail dall'agenzia di viaggio che ci aveva aiutato con l'organizzazione dei documenti, che ci avvisava che la nostra avventura aveva creato dei seri guai al KITC (Korean International Tourist Company). Quindi, fino a che non apriranno ufficialmente la frontiera ai turisti, consiglio di non provare assolutamente a ripetere quello che abbiamo fatto, in quanto il risultato potrebbe essere differente.





















