Il treno "Rossija" sarebbe rimasto fermo a Ussurijsk dalle 21:27 alle 21:45 ( 4:27 - 4:45 ora locale), e qui il nostro vagone coreano venne staccato dalla locomotiva principale, mentre quest'ultima avrebbe continuato fino all'arrivo a Vladivostok alle 6:48, dopo un viaggio di 9258 km percorsi in 146 ore e 23 minuti. Il vagone coreano avrebbe invece continuato il suo viaggio in direzione Pyongyang solo nel pomeriggio, alle 16:05, e rimanemmo dunque fermi a Ussurijsk quasi 12 ore. Quando ci svegliammo, verso le nove del mattino, guardammo per prima cosa fuori dal finestrino e notammo che il vagone era parcheggiato da qualche parte su un binario secondario.
Dopo una veloce colazione scendemmo dal vagone per esplorare un po' la zona. Non si vedeva nessuna stazione passeggeri: eravamo probabilmente nella zona di deposito merci, ed eravamo circondati da dalle recinzioni. In un binario non distante delle auto di seconda mano giapponese stavano venendo caricate su un treno merci adibito al trasporto di veicoli, pronte per essere riutilizzate da qualche parte in Siberia. Avevo sentito che i traghetti che vanno da Vladivostok a Niigata sono spesso vuoti, ma si riempiono di automobili giapponesi usate nella direzione opposta, per arrivare in mano agli importatori russi.
Eravamo anche curiosi di scoprire, magari, anche l'altro vagone coreano che stava procedendo in direzione opposta era parcheggiato in quel momento a Ussurijsk. Secondo l'orario ufficiale, la carrozza Pyongyang-Mosca doveva trovarsi a Ussurijsk negli stessi giorni di quella Mosca-Pyongyang (la nostra), ovvero il 4 e il 18 di ogni mese con arrivo da Pyongyang alle 7:50 e ripartenza alle 17:12 trainata dalla locomotiva del treno numero 1 Vladivostok - Mosca.
Chiedemmo ai capitreno la direzione della stazione, avvisandoli che volevamo visitarla e fare una passeggiatina per la città e che saremmo tornati dopo qualche ora. Lasciammo tutti i bagagli nello scompartimento, e notammo che anche gli passeggeri sembravano essersi allontanati, forse per godere dell'ultimo loro giorno di libertà...
Il tempo era bello e c'era tanta umidità, segno che l'oceano non era tanto distante. Scoprimmo di trovarci verso la fine del deposito, e uscimmo attraverso un cancello lasciato aperto. C'erano alcuni agenti di sicurezza russi, ma non sembravano interessati a cosa stavamo facendo. Uscimmo quindi su una strada che ci portò alla stazione che, secondo Google Earth, era all'incirca a 650 metri da dove era stata lasciata la nostra carrozza.
Alla stazione stavano facendo dei lavori importanti.
Era appena arrivato il treno numero 351 (Sovetskaja Gavan' - Vladivostok):
Approfitammo di un sovrapassaggio sopra i binari per scattare alcune foto:
E proprio mentre stavamo dando un'occhiata in giro, notai un vagone che sembrava diverso dagli altri anche da una certa distanza. Ebbi la conferma di quello che sospettavo attraverso la funzione zoom della mia fotocamera: era la carrozza coreana Pyongyang - Mosca!
Qui una moderna locomotiva 3ES5K "Yermak", trainante un lungo treno merci:
Questo tipo di locomativa era prodotto dalla Transmashholding dal 2004, prima come il prototipo 2ES5K e poi, dal 2007, come il modello potenziato 3ES5K, con una potenza di 9840 kw. Durante questo viaggio avevo già notato che questo tipo di locomotiva "Yermak" stava diventando sempre più comune in Russia, e che avrebbe in futuro poi potuto soppiantare le classiche locomotive per treni merci russe come la VL10 e la VL80.
A questo punto la nostra missione era però quella di studiare il vagone Pyongyang - Mosca. Oltre a quella carrozza, il treno Chasan-Ussurisk si componeva di altre tre vagoni russi: uno "platzkartnyj" (di terza classe), uno "kupe" (di seconda classe con quattro letti per scompartimento) e uno "obschyj", con posti a sedere.
Un altro lato della stazione:
Dal treno proveniente da Sovetskaja Gavan avevo visto scendere degli atleati nordcoreani:
Goodbye, Lenin! Ora ci aspettavano Kim Il Sung e Kim Jong Il.
Chiedemmo indicazioni per raggiungere il centro di Ussurijsk, e ci venne detto di prendere il bus, in quanto era troppo lontano da raggiungere a piedi. Alla fermata dell'autobus rimanemmo piacevolmente sorpresi nel vedere gli orari in maniera così dettagliata:
Avremmo poi scoperto che queste tabelle erano presenti non solo alla stazione, ma in tutte le fermate della città. Era una rarità in Russia, e di certo non mi sarei aspettato di trovarle in una piccola città dell'estremo oriente russo. Progresso!
Il centro di Ussurijsk:
La città mi fece una bella impressione, e fui colpito dall'ampio numero di hotel e strutture ricettive, strano per una città provinciale. Immaginai che la vicinanza con la Cina (a soli cinquanta km) desse una bella spinta al commercio e l'economia di questa regione della Russia.
Dopo un po' di shopping e aver pranzato in un locale georgiano, tornammo alla stazione.
Un altro lato della stazione:
Dal treno proveniente da Sovetskaja Gavan avevo visto scendere degli atleati nordcoreani:
Goodbye, Lenin! Ora ci aspettavano Kim Il Sung e Kim Jong Il.
Chiedemmo indicazioni per raggiungere il centro di Ussurijsk, e ci venne detto di prendere il bus, in quanto era troppo lontano da raggiungere a piedi. Alla fermata dell'autobus rimanemmo piacevolmente sorpresi nel vedere gli orari in maniera così dettagliata:
Avremmo poi scoperto che queste tabelle erano presenti non solo alla stazione, ma in tutte le fermate della città. Era una rarità in Russia, e di certo non mi sarei aspettato di trovarle in una piccola città dell'estremo oriente russo. Progresso!
Il centro di Ussurijsk:
La città mi fece una bella impressione, e fui colpito dall'ampio numero di hotel e strutture ricettive, strano per una città provinciale. Immaginai che la vicinanza con la Cina (a soli cinquanta km) desse una bella spinta al commercio e l'economia di questa regione della Russia.
Dopo un po' di shopping e aver pranzato in un locale georgiano, tornammo alla stazione.
Dato che gli atleti nordcoreani erano sempre fermi lì, ne approfittai per chiedere dove andassero e venni a sapere che facevano parte di una squadra di pallavolo che era andata a giocare a Chabarovsk, e che stavano ora tornando a Pyongyang.
Mentre eravamo in giro, il nostro vagone era stato trasportato verso l'area principale della stazione e collegato al treno per Chasan.
Un treno merci con delle ruspe:
In quel momento stavano ridipingendo la linea di sicurezza:
Una donna con il suo carrello della posta, in attesa del treno dove caricarlo:
Il treno postale numero 903 da Vladivostok a Mosca:
Mentre scattavamo delle foto venimmo avvicinati da due poliziotti, che chiesero di vedere i nostri passaporti e cosa stavamo facendo lì. Spiegammo che stavamo andando in Nord Corea e che lavoravamo in società ferroviarie in Europa e ci interessava la situazione delle ferrovie in Russia. Chiedemmo se era vietato scattare delle foto lì, ma dissero che non c'era alcun problema e che erano solo curiosi.
Alle 15:35 il treno per Chasan venne manovrato sul binario principale.
Eravamo trainati da una 2TE10MK-1278:
Gli atleti salirono sul vagone dove erano fissati i posti a sedere:
Partimmo da Ussurisjk alle 16:05, in perfetto orario, e per i primi chilometri seguimmo il percorso della transiberiana, lungo il fiume Razdol'naja.
Per poi attraversare il fiume:
Non eravamo più sulla tratta transiberiana battuta dai turisti...Nord Corea, stiamo arrivando!
Sullo sfondo si riesce a scorgere Vladivostok.
La stazione di Primorskaja:
I paesaggi qui erano magnifici, e la natura sembrava assolutamente inalterata.
E qui una vecchia mappa sovietica della zona:
Non eravamo più sulla tratta transiberiana battuta dai turisti...Nord Corea, stiamo arrivando!
La velocità del treno da Ussurijsk a Chasan era molto più bassa di quella a cui eravamo stati abituati fino ad allora e le fermate erano molto più frequenti: ci avremmo dunque messo 7 ore per percorrere 260 km. Dopo due ore dalla partenza da Ussurijsk vidi l'oceano Pacifico per la prima volta nella mia vita:
Sullo sfondo si riesce a scorgere Vladivostok.
La stazione di Primorskaja:
I treni numero 965 e 966 tra Ussurijsk e Chasan erano gli ultimi treni passeggeri che coprivano questa tratta, ma incrociammo numerosi treni merci.
Il sole tramontò alle 20:15. Mancavano circa tre ore al buio prima di Chasan, l'ultimo villaggio russo prima del confine con il misterioso impero socialista.
Arrivammo a Chasan alle 23 circa ora locale, e qui scesero un po' di passeggeri. L'atmosfera era strana: l'edificio della stazione era ben illuminato e l'aria che si respirava era particolare, sapendo che non solo la Nord Corea, ma anche la Cina si trovavano lì ad un passo. Il confine tra Russia e Nord Corea si estendeva solo per 17 km lungo il fiume Tumen, attraversabile solamente da un ponte ferroviario, conosciuto come "il ponte dell'amicizia", aperto il 9 agosto del 1959. Il punto dove si incontrano Corea, Cina e Russia è solo a circa 250 metri a ovest del ponte, proprio in mezzo al fiume.
E qui una vecchia mappa sovietica della zona:
Non c'è modo di attraversare legalmente il confine con la Cina attorno a Chasan, per cui è un villaggio molto isolato. Poco dopo il nostro arrivo entro nel vagone coreano una donna della RZD accompagnata un signore coreano e si sedettero nello scompartimento dei capitreno per fare una lista di tutti i passeggeri che avrebbero attraversato il confine il giorno dopo. L'uomo coreano sembrava essere un interprete e parlava sia russo che coreano. Rimasero sorpresi nel vedere dei cittadini europei, e ci chiesero di mostrare loro i nostri passaporti e tutta la documentazione valida per entrare nella DPRK. La donna ci disse che eravamo liberi di uscire e passeggiare per la stazione, ma era proibito scattare delle foto.
E così scendemmo dal treno, e vedemmo gli atleti coreani seduti sulle scale che dal binario portavano all'edificio principale della stazione. C'erano molte videocamere, per cui sarebbe stato stupido provare a fare foto, ma l'interno della stazione era buio e solo l'area più a nord era accessibile, con tutte le altre porte chiuse. C'erano alcune panchine, una biglietteria, un cabinotto della polizia, e alcuni persone che aspettavano di prendere il treno per Ussurijsk che sarebbe ripartito all'una. Tra gli orari dei treni segnati in stazione, oltre ai treni verso Ussurijsk, erano indicati anche i treni pendolari da e per Gvozdevo. I treni diretti oltreconfine non erano menzionati, ma sapevo che oltre al vagone notte Mosca-Pyongyang un altro treno passeggeri percorre la tratta Chasan-Tumangan due volte a settimana.
Mentre curiosavamo in giro, uscì un poliziotto dal suo gabbiotto e chiese di vedere i nostri passaporti e cosa stavamo facendo lì, al che rispondemmo che stavamo andando a Pyongyang. Dovrei in questo momento ammettere che l'accesso alle zone di confine in Russia è solitamente ristretto e richiede un permesso speciale, che non è invece necessario ovviamente per i residenti e per quelli che sono solamente in transito, come noi. Il poliziotto fu soddisfatto della nostra spiegazione, e ne approfittai per chiedere con quanta frequenza incontrasse degli stranieri. Mi rispose dicendo che lavorava lì da un anno ed eravamo i primissimi stranieri, oltre a nordcoreani, che incontrava!
Tornammo alla nostra carrozza proprio mentre la donna e l'interprete stavano uscendo, così chiesi anche a loro riguardo a cittadini di paesi terzi che hanno utilizzato questa tratta. Mi dissero che ovviamente vedevano solamente russi e coreani, ma che era anche capitato di vedere qualcuno di altre nazionalità, anche se di certo non si ricordavano quando era stata l'ultima volta. Mi dissero addirittura che di solito non c'erano nemmeno russi sul vagone per Pyongyang, perché loro attraversavano il confine solo per poi rimanere nella speciale zona economica del Rajin-Sonbong, organizzata dal governo coreano in accordo con Cina e Russia.
Entrammo nel nostro scompartimento, mentre il binario si era totalmente svuotato. Gli atleti coreani erano scomparsi, il treno per Ussurijsk era partito, e c'era un silenzio tombale. Pensavamo a come eravamo proprio alla fine del mondo, o meglio, del mondo a cui eravamo abituati.
Riuscii solo adesso a scattare due foto dal finestrino:
Decidemmo poi di andare a letto, ma prima dovevo risolvere il problema del bagno: dovevo andarci, ma il bagno della carrozza era stato chiuso a chiave. Per fortuna le porte del vagone erano invece rimaste aperte...
19/09/2008
Ci svegliammo intorno alle otto del mattino, nel giorno in cui sarebbe cominciata la nostra "songun era". Dopo aver mangiato qualcosa come colazione uscimmo dal vagone per una passeggiata sul binario 1 dove ci trovavamo. I binari 2, 3 e 4 erano vuoti, mentre più in là si trovavano alcuni treni merci ormai in disuso. L'unica attività consisteva in alcuni operai che rimuovevano l'erbaccia dalle rotaie.
Tornammo poi alla carrozza giusto in tempo affinché un signore russo, in abiti normali, venne a raccogliere i nostri passaporti, prima di dileguarsi nella stazione. Anche se avevamo comprato del pane a Ussurijsk, cominciavamo a pensare che non sarebbe stato sufficiente fino all'arrivo a Pyongyang, per cui chiedemmo in giro per un negozio dove comprare qualcosa, e ci venne detto che ce n'era uno non lontano dalla stazione, sulla strada principale.
Dopo un po' torno il signore, che era dunque un agente di frontiera, e chiese di vedere lo stampo sulla mia carta di immigrazione che avevo ricevuto al mio ingresso in Russia a Brjansk. Ci restituì i passaporti, ma sembrava che questo non sarebbe stato il controllo in uscita definitivo, in quanto ci diede indietro anche le carte di immigrazione e non mise il timbro sul passaporto.
Intorno alle 10:15 cominciarono i veri controlli di frontiera. Uomini e donne in divisa entrarono nel vagone per raccogliere i passaporti, e i doganieri vennero a fare le solite domande riguardo alcol e sigarette, e i capitreno e passeggeri coreani dovettero aprire tutti i loro bagagli. Non so se avessero poi dovuto pagare una multa, ma immaginavo che gli agenti di dogana ricavassero qualcosa da questo tipo di scambio...
Entrò poi un altro militare che rimosse tutte le lenzuola e esaminò per bene i sedili per assicurarsi che non fosse stato nascosto nulla di losco. Dopo un'oretta ci vennero restituiti i passaporto con il timbro d'uscita: avevamo passato il punto di non ritorno.
Per noi il timbro di Chasan era già un trofeo, e non potevamo immaginare cosa ci attendesse oltre.
La partenza era prevista per le 12, per cui mancava ancora un'ora, e il nostro vagone fu collegato alla locomotiva TEM2 di un treno che era arrivato da Gvozdevo. Nel frattempo, militari circondarono il treno e limitarono l'area con delle recinzioni, mentre una delle porte del lato sud della stazione che erano chiuse la sera prima si aprì e da lì uscirono, circa uno al minuto, una quindicina di passeggeri russi: quella sezione della stazione era quindi usata come controllo passaporti. I russi salivano sul treno dalla testa, mentre i coreani dalla coda, e i passaporti venivano controllati nuovamente a vista alla porta del vagone da un agente di frontiera russo.
Alle 11:50 sembrava che il treno si fosse riempito, e qualche minuto più tardi il motore cominciò a tremare e alle 12:05 lasciammo la stazione di Chasan!
La stazione si trovava a circa un km e mezzo dal ponte, e il treno procedeva a circa 30 km/h sulle rotaie recintate a destra e sinistra. Appena prima del ponte c'era un piccolo spiazzo dove si fermò il treno, dal quale scesero gli agenti russi. C'erano dei palazzi di polizia attorno, per cui non era un buon momento per fare foto, ma trovai poi una foto su internet di quel luogo esatto, che ho soprapposto in questa immagine da satellite:
Anche questa foto del treno personale di Kim Jong Il fu scattata qui:
Il ponte:
Dopo qualche minuto il treno riprese la sua marcia verso la Corea del Nord.
Il cancello raffigurato in questa foto che ho trovato su internet era ora aperto:
Passammo lentamente sopra il ponte, senza sapere cosa sarebbe poi successo dall'altra parte. Come avrebbero reagito gli agenti di frontiera? Ci sarebbero stati problemi o sarebbe filato tutto liscio?
Altre foto che ho trovato su internet raffigurano un povero rifugiato in fuga dalla Nord Corea che viene rimesso in mano agli ufficiali coreani:
Non posso immaginare quale sia stata la sua fine...
Altri nordcoreani sul ponte, sempre da internet:
Incontro bilaterale alla metà del ponte:
Il mondo che conoscevamo stava finendo in quel momento, all'attraversamento del ponte. Cosa ne sarebbe stato di noi?





























































