Questo era il giorno della nostra ripartenza da Pyongyang: ci incontrammo con le nostre guide dopo colazione e ci vennero riconsegnati i passaporti e i pacchetti sigillati con dentro i nostri cellulari. Sul passaporto avevamo ora due altri timbri, che ci avrebbero consentito di uscire dal paese tramite Sinuiji:
Prima di andare verso la stazione, facemmo un altro giro in metro: avevamo dovuto chiedere il permesso alle nostre guide il giorno prima, visto che Oliver, che era molto interessato al trasporto pubblico, era rimasto in hotel quando la visita alla metropolitana era in programma.
Anche per il secondo giro passammo tra le solite due stazioni:
Dalla stazione di Yonggwang andammo poi a piedi verso la stazione dei treni.
I nostri biglietti del treno per Pechino, che avevamo preso il giorno prima all'ufficio dell'agenzia turistica ufficiale del governo nordcoreano:
Il prezzo del biglietto fu di 46,55 CHF a persona, più 24,52 CHF per la prenotazione della cuccetta obbligatoria. Il tasso di cambio ufficiale era di 1 CHF = 120,1 won nordcoreani.
Le regole di trasporto:
Tutto era scritto in coreano, russo e tedesco. Il motivo è piuttosto curioso: il sistema di prenotazione dei biglietti ferroviari condiviso dai paesi dell'ex Urss, Mongolia, Cina, Nord Corea e Vietnam è il piano tariffario MPT ("Mezhdunarodnyj Passazhirskij Tarif"), che fino al 1990 era valido anche nei paesi socialisti europei, tra cui la Germania Est. La regola, che non era poi mai stata abrogata, era che i biglietti avrebbero dovuto presentare le scritte in russo, tedesco, e nella lingua della società ferroviaria emittente.
Alla stazione venimmo guidati ad una lounge speciale per passeggeri internazionali.
Al binario:
Prima di salutarci, lasciammo una mancia e qualche souvenir come ricordo alle nostre guide.
Lasciammo Pyongyang alle 10:10 con dei pensieri ambigui: da un lato eravamo molto contenti di aver avuto un'esperienza così piacevole con le nostre guide, mentre dall'altro eravamo estremamente sollevati del fatto che era andato tutto bene e non c'erano stati problemi durante la nostra permanenza, cosa di cui non potevamo essere sicuri al 100%, considerando il modo in cui eravamo arrivati. La parte più emozionante fino a quel punto era stato il tratto fra il villaggio russo di Chasan e il primo contatto amichevole con gli agenti di frontiera nordcoreani a Tumangan. Ora, al momento della nostra ripartenza, eravamo certi che i controlli in uscita a Sinuiju sarebbero stati una passeggiata.
Il programma del treno fino a Pechino:
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| station | arrival | departure | train |
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| Pjöng Yang | | 10:10 | 5 |
| Sinanzhu | 11:44 | 11:54 | |
| Chzhontu | 12:44 | 12:56 | |
| Sonchon | 13:39 | 13:41 | |
| Yomzhu | 14:22 | 14:46 | |
| Sinuiju (North Korean border town)| 15:04 | 17:13 | |
| Dandong (Chinese border town) | 16:23 | 18:31 | K28 |
| Fenghuangcheng | 19:18 | 19:21 | |
| Muxi | 21:00 | 21:06 | |
| Shenyang | 22:09 | 22:24 | |
| Jinzhgou | 00:57 | 01:03 | |
| Shanhaiguan | 03:01 | 03:09 | |
| Beidaihe | 03:37 | 03:54 | |
| Tangshan | 05:27 | 05:30 | |
| Tianjin | 06:45 | 06:55 | |
| Beijing | 08:29 | | |
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Il treno era formato da due vagoni notte diretti a Pechino, la carrozza ristorante e una decina di vagoni che si sarebbero fermati a Sinuiju. I due diretti fino in Cina sono i più nuovi a disposizione delle ferrovie nordcoreane, comprati proprio da Pechino.
Il convoglio era trainato da una locomotiva diesel, nonostante per il tratto fino a Sinuiju passasse la corrente elettrica. Forse era per garantire la puntualità in caso di blackout.
Il paesaggio nel percorso da Pyongyang a Sinuiju era simile a quello da Tumangan, ma le condizioni delle rotaie erano migliori, anche se lontane dagli standard a cui eravamo abituati. Se la velocità media tra Tumangan e Pyongyang era stata di 29 km/h, sarebbe stata di 46 km/h fra Pyongyang e Sinuiju. Ma anche quest'ultimo tratto aveva visto tempi migliori, con un tempo di percorrenza di 3 ore e 45 minuti nel 1981, 4 ore e 30 minuti nel 1997, e 4 ore e 54 minuti nel 2008.
Avevamo una cuccetta sotto e una sopra in uno scompartimento con quattro posti da condividere con due diplomatici nordcoreani. I vagoni diretti in Cina erano al completo, ma non vedevamo altri turisti occidentali: gli altri passeggeri erano o nordcoreani privilegiati o turisti cinesi. I diplomatici parlavano un po' di inglese, ed era per noi molto interessante vedere i loro passaporti, e per loro vedere i nostri. Avevano una bella collezione di visti, specialmente di paesi africani. Uno dei due aveva un visto svizzero con timbri di entrata e uscita da Ginevra, mentre l'altro in una occasione aveva preso il treno da Mosca per andare a Sofia attraverso l'Ucraina e la Romania, con un visto di transito rumeno. Ora stavano andando a Pechino, da dove avrebbero continuato verso l'Africa (non specificarono il paese).
Un passaporto nordcoreano:
(Avevo scattato questa foto durante il mio viaggio per Irkutsk del 2006).
Dopo Sinanju una cameriera entrò nel nostro scompartimento per chiedere se volevamo pranzare nella carrozza ristorante per cinque euro, e accettammo.
Stranamente, avevano la Heineken:
All'arrivo a Sinuiju, dei militari salirono sul treno per raccogliere i nostri passaporti, mentre altri controllavano i nostri bagagli. Nessuno ci chiese la dichiarazione doganale che avevamo compilato a Tumangan, per cui quella è ancora con me! Un agente controllò la fotocamera, ma dato che era una cosa che avevo previsto, avevo trasferito alcune foto, come quelle dei treni, sulla memoria interna della fotocamera, in modo tale da non renderle accessibili. Mi fu chiesto di accendere anche il computer, anche se non erano interessati alle foto. Non le avrebbero trovate comunque, dato che le avevo compresse in un file .zip salvato da qualche parte in C:/windows (di sicuro c'erano modi migliori per nascondere dei file, ma quella sembrava la via più semplice per me, che non ero e non sono di certo un esperto informatico). Riuscii anche a trafficare fuori dal paese una banconota di 5'000 won, che avevo acquistato da uno dei passeggeri del treno Tumangan-Pyongyang.
Ci vennero poi restituiti i passaporti:
Dopo essere entrati a Tumangan, uscivamo adesso da Sinuiju. Missione completata! Potevamo adesso aprire i pacchetti con i nostri cellulari, e riuscimmo a mandare anche qualche sms con la rete cinese.
Nonostante anche la Cina fosse un mondo diverso dal quale eravamo abituati, ci sentivamo già come se fossimo a casa.
Il mio visto cinese:
Anche se avevamo bisogno di un visto a sola entrata, avevamo fatto la richiesta per entrate multiple, nel caso fosse andato qualcosa storto con il nostro piano di entrata da Tumangan. I controlli alla frontiera durarono una mezz'oretta.
E la parte cinese del treno:
A trainarci fino a Pechino sarebbe stata una moderna locomotiva DF11G:
Dato che avevamo ancora un'oretta di attesa prima dell'orario di ripartenza programmato, decidemmo di fare una passeggiatina verso il fiume Yalu, per dare un'ultima occhiata alla Nord Corea. Chiedemmo ai nostri capitreno i nostri biglietti, che sarebbero stati necessari per rientrare nella stazione e percorremmo gli 800 metri fino al fiume. Era una bella sensazione quella di poter camminare liberamente, considerando che l'ultima volta che avevamo potuto farlo era stata a Tumangan. La strada fino al fiume era piuttosto caotica, con macchine, autobus, negozi, ristoranti...sembrava proprio di essere a casa.
Questo il ponte fra Cina e Nord Corea: non è difficile immaginare il punto esatto in cui cade il confine...
Era proprio una sensazione strana: nonostante fossimo così vicini alla Nord Corea e nonostante ci fossimo stati fino a poche ore prima, sembrava un mondo così distante e irraggiungibile...
Di ritorno alla stazione:
Ritirammo un po' di contante ad un bancomat appena prima di risalire sul treno.
Subito dopo essere ripartiti, andammo al vagone ristorante, dove il menù era solo in cinese, ma riuscimmo comunque a ordinare un po' di riso e maiale.
Dopo essere tornati al nostro scompartimento, sentimmo dalla musica provenire dal corridoio. C'era infatti uno scompartimento dove tre ragazzine nordcoreane (forse delle studentesse di musica) e una donna più grande (forse la loro guida) suonavano degli strumenti. Non riuscii a capire molto della loro storia per via della barriera linguistica, ma fu comunque molto interessante.
Alcuni video: 1 - 2 - 3
La fermata di quindici minuti a Shenyang:
26/09/2008
La notte passò piacevolmente, senza rumori assordanti come in Corea. Il percorso di 1132 km da Dandong a Pechino impiega 14 ore, ad una velocità media di 81 km/h.
Passammo per questa stazione senza fermarci: che differenze rispetto alle stazioni nordcoreane...
E arrivammo così alla stazione principale di Pechino:
Da notare la coca-cola che si intravede dal finestrino: evidentemente anche ai nordcoreani piacciono le bibite imperialistiche...
La stazione di Pechino dall'esterno:
E ora, Europa!






















































